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Captain Quentin @ LaGrange (Cosenza 17/12/10) Stampa E-mail
Martedì 21 Dicembre 2010 14:44

La rassegna settimanale di “Always Never Again” (a cura del Partyzan), prosegue sul filone “nostrano” e dopo il sabato in compagnia dei Camera 237, questo venerdì ci propone i Captain Quentin da Taurianova (anche se nella presentazione viene precisata la presenza di un Bovalinese acquisito).
La band di Michele Alessi (Maisie, Kyle, Vinsent) sembra aver terminato la lunga gestazione del nuovo disco, in uscita a febbraio 2011 per la From Scratch Records, che darà un seguito all’esordio “Certe Cose Determinate” (Lo Zio Records, 2006), e in questa serata ci regala in anteprima diversi pezzi del nuovo lavoro.

Quella dei Captain Quentin è una musica “densa”: gli strumenti (due chitarre, tastiera, basso e batteria) si muovono tutti insieme, senza sosta, creando un fluire di suoni incisivo che non lascia spazio a punti morti e momenti di riflessione, con le vibrazioni che in certi momenti sembrano rotolarti addosso come una folla inferocita. Un’altra definizione buona sarebbe “musica da zapping”: la maggior parte dei pezzi sono infatti costellati da repentini cambi di tempo, riff e linee melodiche che vivono un minuto o poco più, si intrecciano fra di loro, se ne vanno, ritornano, mantenendo comunque un filo logico, come gli spezzoni eterogenei che vanno a formare una puntata di “Blob”.
I numerosi pezzi inediti conservano a pieno la cifra stilistica della band, riuscendo spesso a sorprendere: l’imprevedibile “Gamma Rana”, che parte decisa per poi sfociare in ritmi e suoni fra il circense e il sudamericano (che ricordano alcune soluzioni degli ultimi Vampire Weekend),  il math-rock inquieto di “Le Case Avanti”, la chitarra spensierata della sedicente canzone d’amore “Bobcat”, l’aggressività quasi noise di “Ti Sei Mai Chiesto Quale Funzione Hai?” (omaggio, almeno nel titolo, al Battiato sperimentale degli anni ’70), e gli inediti ormai “classici” “La distanza Inverte Il Semaforo” e “Mai Stati Sulla Luna”, che già da tempo popolano la scaletta dei live del gruppo.
Non mancano ovviamente gli estratti dal disco d’esordio, fra cui spicca l’ossessiva “Dilliman”, con la melodia sorretta da un motivetto di synth reiterato all’infinito e da rintocchi sincopati di batteria, che vengono improvvisamente sovrastati da un sax free-jazz-noise alla John Zorn, e l’omaggio (sempre nel titolo) al maestro Paolo Conte di “A Spintoni Nell’Attualità”, che chiudeva il disco del 2006 con i suoi intrecci di chitarra math e tastiera arcade, inframmezzati da momenti da film noir.
Tirando le somme, anche in questa serata è emersa la classe di questi musicisti e delle loro composizioni vecchie e nuove, che propongono una musica che, a scatola chiusa, potrebbe essere tacciata di intellettualità, ma che invece si dimostra corposa e schietta, con una buona dose di autoironia che riesce ad arrivare dritta al pubblico ed evitare quella fastidiosa aura di forzata solennità che spesso sembra debba andare a braccetto con questo genere musicale.

Roberto Interdonato

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